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Stella d'oro al merito sportivo CONI

Giro dell' Appennino: un successo che arriva da lontano

Alcuni purtroppo ci hanno lasciato, altri, "i ragazzi di Ghiglione" sono sempre lì pronti a dare una mano, un consiglio, a lavorare per il bene dell'Appennino. "E' dal 1957 che seguo questa corsa. Me ne innamorai quando vidi quella straordinaria vittoria di Coppi - ricorda Mario Morgavi -. Avevo 18 anni, ora ne ho 67, guarda caso proprio come gli anni dell'Appennino. No, non ho mai corso. Mi sono avvicinato al ciclismo seguendo mio fratello ed è uno sport che mi è entrato subito nel sangue. Non è un caso che, per amore di questa corsa, ho ospitato per vent'anni nella sede della mia autorimessa la sede dell'U.S. Pontedecimo sezione ciclismo". Prima nel ruolo delicato di motociclista alle spalle del gruppo, poi responsabile dell'organizzazione dell'arrivo. "Dopo tanti anni l'esperienza ti aiuta a risolvere anche i problemi più imprevedibili - conferma Mario Morgavi -. Dai palchi, alle transenne, all'ultimo chilometro, ogni cosa deve sempre essere tenuta sotto controllo. E' un lavoro delicato, importante per l'incolumità degli atleti e per l'immagine della corsa visto che la giuria è sempre molto severa in caso di inefficienze organizzative". Chi di organizzazione se intende è Tomaso Morgavi, presidente dell'U.S. Pontedecimo sezione ciclismo dal 1987 al 2000. "Una storia lunga, bella, durante la quale crediamo di aver fatto qualcosa di importante per questa città - spiega Tomaso Morgavi -. Un evento difficile da realizzare ma che abbiamo sempre onorato grazie ad una straordinaria collaborazione degli enti pubblici e di tante altre realtà legate al mondo del ciclismo. Il più bel ricordo? Sono tutti ricordi bellissmi ma se dovessi fare una classifica mi viene in mente lo sprint tra Argentin e Bugno nel 1989 finito al fotofinish. Una delle tante edizioni che confermavano come il Giro dell'Appennino fosse un vero proprio test per i veri campioni". Una passione che non viene mai meno. "Ho corso a livello agonistico nei dilettanti - prosegue Tomaso Morgavi -. L'incontro con Ghiglione è stato decisivo per innamorarmi di questa corsa e seguirla così per tanto tempo. Certo, il ciclismo è molto cambiato. Ma io continuo a vedere soprattutto il bello di questo sport e soprattutto continuo a divertirmi. Soddisfazioni come quella di riuscire ad aiutare giovani - oltretutto di Pontedecimo - come Claudio Masnata ad entrare nel giro professionistico, ti ridanno sempre un grande entusiasmo per seguire questo sport". Un entusiasmo che non perde mai neppure Nello Faggi. Le sue "primavere" sono ormai sessantanove ma anche questo "ragazzo di Ghiglione" non molla mai. Neppure nella voglia di salire in bicicletta. "Ho corso da giovane - ricorda Faggi - e ancora oggi per me andare in biciletta è una grande gioia. Me l'ha trasmessa Luigin Ghiglione da quel lontano 1956. Un uomo grande, capace di abbinare l'impegno per la corsa professionistica con quello per i giovani. E più tardi anche sensibile, quando ormai aveva dovuto abbandonare l'organizzazione dell'Appennino, a spingerci con entusiasmo nell'organizzazione del gruppo Amatori". Enrico Bruzzo, Luigi Marzi, Antonio Favareto, Giuseppe Bisio, Giacomino Merlo. E poi Luigi Boccardo, il jolly della situazione, l'uomo "ovunque" dell'organizzazione: questi alcuni nomi, tra i tanti, che hanno fatto la storia di questa corsa. "Ero un ragazzino e già lavoravo nel negozietto da elettricista - ricorda Giuseppe Bisio, 67 anni, quasi come fosse ieri - e andavo a fare qualche lavoro da Ghiglione. Mi prese in simpatia, cominciò a chiedermi di fare qualche lavoretto. Mettevo gli spilli sui numeri: da quel momento non ho più smesso di dare una mano. Sono stato sulla moto fino a 61 anni, ora mi occupo della segnaletica lungo tutto il percorso e dei traguardi volanti. Divido il percorso in tratti precisi, organizzo due o tre squadre di volontari e poi effettuiamo il lavoro in modo coordinato. Ma c'è sempre da fare qualcosa. Dalle righe sulla Bocchetta alla lista delle bevande. E quando lo faccio mi sento ancora quel ragazzino al quale Ghiglione chiedeva di attaccare gli spilli".

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