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Mostra Fotografica su Alfredo Martini e collegamenti con la Resistenza nel Settantesimo della Liberazione

Alfredo Martini prese parte alla Resistenza. Raccoglieva abiti, cibo e armi per le staffette, le portava in bicicletta da Firenze a Monte Morello. Rischiò l’arresto una volta che incontrò su una salita un gruppo di soldati tedeschi, con i fucili spianati. Non scese dalla bicicletta, e riuscì a passare indenne, cosa che non riuscì ai suoi compagni, arrestati e condotti in galera.
Nel 1947 Alfredo Martini vinse l’ottavo Circuito dell’Appennino, che metteva in palio anche la grande Coppa d’Argento del Comitato di Liberazione Nazionale di Pontedecimo (destinata alla società in base alla classifica dei primi cinque arrivati, fu vinta dalla Società Ciclistica Sestese, la squadra di Alfredo Martini) e la grande Coppa d’Argento Agostino Pedemonte e Luigi Guido, Martiri della Libertà, coppa destinata dall’ANPI di Pontedecimo alla casa costruttrice della bicicletta del vincitore e conquistata dalla Welter. Altri premi ricordavano la Liberazione: sul Passo dei Giovi era previsto il premio A.N.P.I. e Reduci di Pontedecimo, sulla Bocchetta al secondo a transitare venne assegnato il Premio alla memoria del Martire Carlo Rolando.

Componeva il Comitato d’Onore di quella edizione anche Sandro Pertini, in qualità di Direttore del giornale “Il Lavoro Nuovo”, che patrocinava la corsa. Pertini era in quel momento deputato all’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana. Sandro Pertini fu una delle personalità più in vista della Resistenza, si distinse in diverse azioni che gli valsero la medaglia d’oro al valor militare e organizzò l’insurrezione di Milano, divenne Presidente della Repubblica nel 1978.

Durante la presentazione del 76° Giro dell’Appennino, nella Sala Coni della Casa delle Federazioni, sono stati ricordati due componenti il Comitato d’Onore del 75° Giro dell’Appennino - Memorial Martiri della Benedicta, recentemente scomparsi: il Presidente, Ennio Odino, il partigiano “Crik” e Gianni Ponta, Vice Presidente dell’Anpi Genovese, il partigiano “Gianni”. La Presidentessa del Municipio V Valpolcevera, Jole Murruni li ha poi ricordati durante la cena di gala, tenuta alla vigilia della corsa all’Istituto Alberghiero Marco Polo.

Nello Statuto dell’U.S. Pontedecimo Ciclismo si legge che è associazione senza alcun indirizzo di carattere politico o religioso, ma la promozione dei valori della Resistenza, sfociati dopo la Liberazione dall’occupazione nazi-fascista, è parte profonda dell’anima della nostra associazione, che mai volle cambiare quella sigla U.S., nonostante le pressioni ricevute durante il ventennio fascista, da quei ottusi gerarchi che vedevano in quelle due lettere il richiamo all’Unione Sovietica.

Molti si ricordano ancora come Luigin Ghiglione, l’ideatore del Circuito dell’Appennino e patron per tanti anni, rischiando la vita, volle dare degna sepoltura ai caduti della Benedicta, quando gli giunse voce che giacevano abbandonati dove erano stati trucidati. Provetto falegname, predispose delle tavole e le trasportò, con Antonio Gavino, sul luogo dell’eccidio, costruendo delle rudimentali bare per quei martiri. Si salvò dalla vendetta dei fascisti riuscendo a sfollare, con la famiglia, a Fraconalto, avvisato che i fascisti lo volevano punire per quel gesto pietoso che loro consideravano un delitto.

Purtroppo un increscioso incidente ci ha colpiti direttamente nel nostro animo antifascista. Anche quest’anno, come accade ormai da molto tempo, la gara e le sue iniziative collaterali sono illustrate in un supplemento di un periodico, quest’anno “La Valpolcevera”, sul quale è stato pubblicato un articolo contenente alcune frasi altamente offensive della verità storica. Stiamo ancora indagando su come è potuto succedere, il giornalino è stato prontamente ritirato dalla distribuzione, e all’A.N.P.I. al nostro fianco nel ricordo dei Martiri della Benedicta, vanno le nostre scuse, anche se la nostra associazione non è evidentemente responsabile di quanto pubblicato.

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